venerdì 1 novembre 2013

"Che male c'è" ... a fare il male?


Il male esiste. Lo si condanna , ci si scandalizza di fronte alla sue manifestazioni più vistose e brutali, lo si deplora quando esplode nel terreno del vicino. Ma quando ce lo troviamo dentro, che ci sollecita a fare una scelta egoistica, a compiere un'azione non precisamente limpida, ad arruolarci per un'operazione non certo corretta, a partecipare a un'impresa discutibile, ci rassicuriamo: "Che male c'è?" Oppure, più categoricamente: "Non c'è niente di male". E non ci rendiamo conto che, a forza di "che male c'è", o a forza di pensieri, gesti, parole, comportamenti all'insegna del "non c'è niente di male" (piccole vigliaccherie, minuscoli cedimenti della coscienza, generose concessioni all'egoismo, menzogne assortite, ipocrisie furbastre) contribuiamo ad accrescere il peso e la forza del grande male che pure riconosciamo presente nel mondo.
Non sospettiamo che il male che ci minaccia tutti è costituito e alimentato da tanti piccoli "mali", da tanti guasti apparentemente trascurabili, fabricati da noi, e che ci ostiniamo a considerare innocui.
"Che cosa facciamo di  male?" E continuiamo a essere produttori di male a forza di "non faccio niente di male".

Il termine peccato, oggi è largamente in disuso. Ma anche fra chi ha ancora il coraggio di impiegarlo per farlo riconoscere, c'è molta confusione. Troppi cristiani parlano di peccato quasi esclusivamente in termini di quantità, genere, gravità, frequenza (e certi confessori l'incoraggiano in questo senso). Abilissimi nel classificarlo, individuarne le manifestazioni e i sintomi. Si rivelano incapaci di cogliere il peccato alla radice, ossia nella dimensione di scelta, orientamento, opzione fondamentale della propria vita. Dimenticano che ci sono peccati che si possono commettere per debolezza, cecità momentanea, e c'è il peccato, invece, che denuncia una vita sfasata rispetto al Vangelo, la attaccamento a una mentalità contraria al messaggio di Cristo.

Padre Ernesto Balducci, in riferimento al peccato delle origini: "Questo è il peccato: agire come onnipotenti - tagliando un albero (o addirittura una foresta), sporcando un fiume, sparando proiettili - dominare le cose con l'artiglio del possesso. E' questo il male del mondo, il peccato d'origine che troviamo in noi. Ci abitiamo dentro".




1 commento:

  1. "State attenti, vegliate... Vigilate... Lo dico a tutti: Vegliate!". C'è innanzitutto il desiderio di infrangere l'indifferenza, l'inerzia, la distrazione, che hanno come raffigurazione ideale il sonno. Per ogni uomo questo apparire del Signore ha un dato, un evento, un segno: può essere nella pace della sera, nell'incubo della notte, all'aurora della speranza, nel mattino pieno della vita.

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